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BIRRA LOW COST: LA STRANIERA È DI QUALITÀ INFERIORE
La beffa è che pagano meno tasse!


pubblicato il 27/03/2014 14:59:48 nella sezione "News"

In Italia è in corso una guerra tra la birra low cost prodotta nel nostro paese e quelle importate. Questo accade perché alcuni supermercati quando si tratta di scegliere la birra più economica preferiscono le marche straniere che costano meno, provenienti da Belgio, Polonia e Slovenia. I motivi che facilitano l’importazione di birre a prezzi molto convenienti sono la minor presenza di malto che permette un risparmio sulle materie prime e soprattutto il minore carico fiscale.

L’esito di questa concorrenza sleale è che i consumatori italiani comprano, senza saperlo, birra straniera di qualità inferiore penalizzando il prodotto made in Italy.

Per capire meglio la situazione bisogna fare un passo indietro e dire che la legge italiana impone alla birra di avere un “grado saccarometrico” minimo pari a 10,5, equivalente ad un grado alcolico del 3,5%. Il grado saccarometrico, scientificamente denominato “grado plato” indica la quantità di zucchero presente (valore strettamente correlato alla quantità di malto impiegato in fase di produzione). In Belgio il grado saccarometrico della “birra da tavola di II categoria” (equiparata alla nostra “birra”) oscilla da 7 a 8, mentre in Germania la birra di analogo livello deve superare i 7 gradi.

Anche in altri paesi come Olanda, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca è sufficiente raggiungere livelli che variano dai 6 agli 8 gradi per poter produrre birra. Tutto ciò crea una forte disparità con le birre italiane che devono raggiungere per legge almeno 10,5 gradi plato e quindi impiegare una quantità maggiore di mosto.

Tutto ciò porta come conseguenza una tassazione inferiore perché in Italia la birra paga le tasse in relazione al grado plato. Se una birra a bassa gradazione italiana versa 29 centesimi al litro, quelle analoghe importate ne versano 19-20, creando così grossa disparità a livello di concorrenza.

Alla fine la birra importata oltre ad essere di minore qualità paga anche meno tasse! Il consumatore però non distingue facilmente le bevande straniere da quelle prodotte nel nostro paese perché sull’etichetta compare solo il grado alcolico che è simile. Il livellamento dell’alcol è possibile perché, anche se il mosto è meno ricco di malto, basta aggiungere una manciata di enzimi per raggiungere la gradazione del 3,5%.

Che fare? A fronte di una situazione ambigua e critica per le birre nazionali serve una riforma della quadro normativo fiscale. «Occorre chiedere alla Commissione europea una modifica dei criteri di tassazione – spiega Filippo Terzaghi direttore di Assobirra – collegandoli alla categoria che deve essere indicata in etichetta. In altre parole le birre importate devono essere sottoposte allo stesso livello di accisa versato da quelle prodotte in Italia. La legge italiana prevede che la classificazione delle birre in base ai gradi saccarometrici o Gradi Plato (cioè la concentrazione zuccherina) contenuti nel mosto. Sull’etichetta però compare solo il grado alcolico in volume. Per risalire al grado saccarometrico bisogna moltiplicare il valore del grado alcolico per tre».


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dal sito: Il Fatto Alimentare
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