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DAL MONDO

LA BIRRA PI§ STRANA DEL MONDO
si trova nello sterco di elefante


pubblicato il 11/03/2014 19:01:48 nella sezione "Dal mondo"
dal sito www.cronachedibirra.it

Berreste una birra prodotta con ingredienti provenienti dalle feci di elefante? Se la domanda vi sembra surreale e nondimeno disgustosa – avete perfettamente ragione. Sappiate però che è assolutamente lecita e non poi così assurda, perché stiamo parlando di qualcosa di reale. È infatti notizia di ieri che, appena lanciata sul mercato, la Un, Kono Kuro del birrificio giapponese Sankt Gallen sia andata a ruba, e questo nonostante il suo ingrediente più importante si ottenga proprio dallo sterco di alcuni pachidermi tailandesi. Nello specifico si tratta di chicchi di caffè, che vengono fatti mangiare agli animali per poi essere recuperati (e chiaramente lavati) dai loro bisogni. Un procedimento particolare ma non così inusuale, che rende questo caffè una rarità anche per i relativi costi: per ottenere 1 kg di chicchi utilizzabili occorre farne ingerire agli elefanti 33 kg. E pensare che a me una tazzina al giorno basta e avanza…
La Un, Kono Kuro è quindi una Coffee Stout, sebbene il birrificio curiosamente la definisca una Chocolate Stout. L’etichetta è semplice e molto esplicativa, cosicché nessuno possa avere dubbi sulla reale provenienza del suo ingrediente principale. Dubito che nella birra si possano avvertire differenze rispetto a una normale Coffee Stout: immagino che le sfumature organolettiche di questa qualità di caffè siano percepibili solo da palati esperti e mi sembrerebbe strano se si mantenessero distinguibili anche dopo il processo brassicolo. A ogni modo ciò non ha impedito che le bottiglie andassero a ruba.
Ora per quanto irreale, questa notizia non sarà certo apparsa clamorosa agli appassionati più incalliti, che in passato avranno incrociato almeno un caso simile. Mi sto chiaramente riferendo alla Beer Geek Brunch Weasel del ben più famoso Mikkeller, una Oatmeal Stout prodotta col pregiato caffè Kopi Luwak. La particolarità di questo caffè è praticamente la stessa di quello usato dai colleghi giapponesi: è recuperato dalle feci di un animale dopo essere stato parzialmente digerito. Solo che invece di enormi elefanti, in questo caso entrano in gioco gli zibetti delle palme, piccoli carnivori diffusi nell’Asia sud-orientale.
Dopo quanto esposto, è normale pensare a queste due birre come tra le più fuori di testa in termini di ingredienti utilizzati. E non è sbagliato, tanto che la creazione di Mikkeller fu a ragione inserita nella lista delle 10 birre più strane del mondo nella classifica stilata dal sito Drink Business. A fare compagnia alla Stout danese c’è anche l’esperimento brassicolo di Rogue con lieviti provenienti dalla folta barba del birraio John Maier. Quasi peggio dei testicoli di toro utilizzati per la birra prima in graduatoria: la Rocky Mountain Oyster Stout del birrificio americano Wynkoop. Per la cronaca il nome “Rocky Mountain Oyster” è quello di un piatto della zona di Denver, che consiste per l’appunto in testicoli di toro fritti – quindi non è una Stout alle ostriche… visto che per ostriche si intende qualcos’altro .
La classifica del sito americano si compone anche di ingredienti molto meno assurdi, tipo banane o, appunto, ostriche. Possiamo dunque divertirci a integrare l’elenco con altre creazioni più o meno assurde. Una di quelle che più di tutte mi ha inquietato nella mia carriera di appassionato è stata la Voodoo Bacon Maple Ale di Rogue, che come avrete capito prevede l’impiego di bacon affumicato su legno di melo, oltre a estratto di acero. Se non ricordo male il mio amico Ken Fisher partecipò alla realizzazione della birra, rivelandomi che il bacon veniva usato “a freddo” come in caso di dry hopping, rimanendo a mollo per diverso tempo. Roba da americani, insomma…
Mi accorgo mentre scrivo che in tutti i casi citati entrano sempre in gioco ingredienti provenienti da animali (compreso l’uomo). Non posso allora non citare l’esperimento che il birraio di Narke portò con sé nella prima edizione di Un Mare di Birra: era una birra realizzata addirittura con estratto di ghiandole di castoro. Me ne bastò un sorso e quell’idea sconvolse persino un certo Kuaska, che di stranezze nella sua vita ne ha bevute parecchie!
E in Italia? Beh qui si potrebbe dire che la stranezza sia all’ordine del giorno, vista la costanza con la quale i birrai ricorrono a ingredienti del territorio. In realtà non sono trovate assurde come quelle sopra descritte, bensì il desiderio di valorizzare la varietà alimentare del nostro paese e di sperimentare con prodotti locali. Certo, ogni tanto si incrociano birre con ingredienti davvero insoliti, ma niente a che vedere con testicoli di animali o lieviti cresciuti sulla barba umana.
Oppure no? Secondo voi dimentico qualche produzione italiana con ingredienti davvero fuori di testa? E tra quelle estere ne segnalereste altre?
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