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FIERE ED EVENTI

RESOCONTO DI “QUESTA BIRRA È LA MIA TERRA”
L'evento che si è tenuto il 30 Novembre presso le ex Scuderie Ducali con la partecipazione del critico gastronomico Antonio Paolini e lo chef Gianni Dezio


abruzzo (teramo) atri
pubblicato il 01/12/2014 19:24:08 nella sezione "Fiere ed eventi"

“Questa Birra è la Mia Terra”, è il claim scelto da Birra De Litio di Atri, una birra che nasce da una ricetta originale del 1936 e che nel suo DNA ha tutti i profumi e i sapori della Riserva Naturale dei Calanchi di Atri.

Dopo essere stata per decenni un prodotto riservato ad amici e conoscenti, questa particolarissima birra, ha debuttato sul mercato con l’etichetta “Birra De Litio” e anche qui il riferimento alla storia del territorio è chiaro, perché il pittore Andrea De Litio(1445) è uno dei massimi esponenti del Rinascimento italiano, colui che ha realizzato la “cappella sistina” del Duomo di Atri, ma anche un uomo dedito alla terra e al suo prodotto.
Nella suggestiva location delle ex Scuderie Ducali di Atri (TE), il noto critico enogastronomico Antonio Paolini, già curatore della guida Espresso “Le tavole della Birra”, ha guidato la degustazione delle birre. La giornata è stata poi completata dalla Taste Experience dell’emergente Chef Gianni Dezio del Ristorante “Tosto”.
Particolare soddisfazione, viene espressa dal proprietario, il giovane Edoardo Di Giacinto, che tiene ha rimarcare l’origine delle materie prime, la tradizione della sua famiglia nella produzione della bevanda e la storia della Birra della sua città. Atri, infatti, è un dei primissimi centri in Italia per la produzione di Birra. Intorno all’VIII secolo, con la donazione del Conte Trasmondo III, si stabilirono ad Atri gli abati di Farfa, presso il Monastero Benedettino di S. Giovanni a Cascianello. Gli abati, in alcuni documenti del 1181, narrano della produzione di grano e di orzo e dell’uso di quest’ultimo per realizzare una bevanda, completata nel gusto dal rosmarino, ginepro o dall’alloro. Nelle stessi anni, Atri fu occupata dai Normanni e da Roberto Conte di Loritello e da Ugo Malmozzetto, che fecero razzie occupando la città per mezzo secolo. Nei documenti che narrano dei festeggiamenti avvenuti nel 1223 per la ricostruzione della chiesa di Santa Maria, distrutta dalle scorrerie normanne, si legge nuovamente della bevanda a base di orzo. Differentemente dai precedenti documenti, in quest’ultimo viene indicato l’utilizzo di una nuova pianta portata in Atri dai Normanni, si presume il luppolo, sostituita alle altre erbe, perché garantiva una maggiore conservazione del prodotto. Nacque così la birra in Atri, una tradizione che anche successivamente, dopo l’abbandono della città da parte degli abati, proseguì sotto il dominio dei Duchi Acquaviva. In quegli anni, siamo intorno al 1410, l’Abruzzo era tra i maggiori produttori ed esportatori di grano e di orzo, assieme alla Puglia. Documenti del 1454, che ricordano il primo incendio del Porto del Cerrano, nuovamente ci riferiscono dell’utilizzo dell’orzo, non solo come cibo per i cavalli, ma anche per creare, con l’aggiunta del luppolo, una bevanda, la birra.

Insomma, una tradizione secolare, che oggi vede la riscoperta di un prodotto locale fortemente radicato con la storia e il territorio di Atri, una birra – come evidenza Edoardo Di Giacinto – che “punta al cuore del gusto e al cuore di chi ha gusto, la Birra De Litio è la Mia Terra”.


Comunicato Stampa
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